Tomba dei giganti in blocchi di granito con piccolo ingresso centrale, circondata da macchia mediterranea sotto un cielo azzurro con nuvole
Tomba dei giganti in blocchi di granito con piccolo ingresso centrale, circondata da macchia mediterranea sotto un cielo azzurro con nuvole — foto: Alex Follesa · CC BY-SA 3.0 · Wikimedia Commons

Chi attraversa la Sardegna in auto se ne accorge presto: sulle colline, ai margini dei campi, sugli altopiani compaiono continuamente torri di pietra a forma di tronco di cono. Sono i nuraghi, il simbolo più riconoscibile di una civiltà antica e originale che ha lasciato sull'isola migliaia di monumenti. Conoscere le sue architetture principali aiuta a leggere il paesaggio e a vivere con più consapevolezza ogni visita archeologica.

Chi erano i Nuragici

La civiltà nuragica si sviluppò in Sardegna tra l'età del Bronzo medio e la prima età del Ferro, indicativamente tra il 1700 e il 700 avanti Cristo. Prende il nome proprio dai nuraghi, le costruzioni che la caratterizzano. Le comunità nuragiche raggiunsero livelli notevoli nell'architettura in pietra e nella lavorazione dei metalli, come dimostrano i celebri bronzetti: piccole statuine in bronzo che raffigurano guerrieri, sacerdoti, capi, animali e figure della vita quotidiana, preziose per immaginare come vivevano gli antichi sardi.

I nuraghi

Il nuraghe è una torre in pietra costruita a secco, cioè senza malta, con blocchi sovrapposti. Nell'isola se ne contano oltre settemila, con una densità altissima in alcune zone. All'interno le torri ospitano camere coperte da una falsa cupola, detta tholos, ottenuta restringendo progressivamente i filari di pietra verso l'alto.

Monotorre e nuraghi complessi

I nuraghi più semplici sono formati da una sola torre, i cosiddetti monotorre. Quelli complessi uniscono invece più torri collegate da muraglie e cortili, spesso circondati da un villaggio di capanne circolari. Esempi celebri sono Su Nuraxi di Barumini, il Nuraghe Arrubiu di Orroli e il Santu Antine di Torralba. Su Nuraxi, a breve distanza dal Sarcidano, è inserito dal 1997 nella lista del Patrimonio mondiale dell'UNESCO.

Le tombe dei giganti

Le tombe dei giganti sono grandi sepolture collettive, costruite anch'esse con la tecnica a secco. Hanno una lunga camera funeraria a corridoio e, sul fronte, un'area a semicerchio chiamata esedra, dove probabilmente si svolgevano riti e cerimonie. In molti casi al centro dell'esedra si alza una grande stele di pietra, a volte arrotondata in cima, con una piccola apertura alla base. Il nome popolare nasce dalle loro dimensioni: alcune superano i venti metri di lunghezza, e la tradizione immaginava che vi fossero sepolti dei giganti. In realtà ospitavano i defunti di un'intera comunità.

I pozzi sacri

I pozzi sacri sono tra i monumenti più raffinati dell'epoca nuragica e sono legati al culto delle acque. Hanno di solito un atrio, una scala che scende verso il basso e una camera sotterranea coperta a tholos, dove si raccoglie l'acqua della sorgente. Non erano semplici pozzi per attingere acqua, ma veri luoghi di culto, spesso al centro di santuari frequentati da comunità diverse. Tra i più noti ci sono il pozzo di Santa Cristina a Paulilatino e quello del santuario di Santa Vittoria di Serri, a pochi chilometri da Gergei, dove accanto al tempio a pozzo si trova anche un grande recinto destinato a incontri e feste.

Le domus de janas: più antiche dei nuraghi

Spesso vengono associate ai nuraghi, ma le domus de janas appartengono a un'epoca precedente: sono tombe scavate nella roccia dalle comunità neolitiche, quindi prenuragiche. Il loro nome in sardo significa "case delle fate", perché la fantasia popolare le immaginava abitate da piccoli esseri magici. Se ne conoscono migliaia in tutta l'isola, talvolta decorate con motivi simbolici scolpiti o dipinti. Nel 2025 un gruppo di questi siti, sotto il nome di tradizioni funerarie nella preistoria della Sardegna, è stato iscritto nella lista del Patrimonio mondiale dell'UNESCO.

Consigli per visitare i siti archeologici

  • Informatevi prima: molti siti si visitano solo con visita guidata e gli orari cambiano con le stagioni. Verificate aperture e modalità sui canali ufficiali di ciascun sito.
  • Scarpe comode: nei nuraghi si cammina su pietre irregolari, scale strette e passaggi bassi.
  • Evitate le ore più calde: d'estate le prime ore del mattino e il tardo pomeriggio sono i momenti migliori.
  • Rispettate le pietre: non salite sulle murature fuori dai percorsi e non portate via nulla.

Il centro-sud della Sardegna è un luogo ideale per avvicinarsi a questo mondo: in poche decine di chilometri si incontrano nuraghi, santuari e tombe di epoche diverse. Per approfondire e pianificare le visite potete partire dal portale ufficiale sardegnaturismo.it.

Dormire a Gergei

Case Vacanze in Sardegna offre due case indipendenti a Gergei, nel cuore del Sarcidano: La Pergola, nel centro storico, fino a sei ospiti, e Andrebike, con giardino e affreschi, fino a dieci. Cucina completa, aria condizionata, Wi-Fi e parcheggio gratuito.